Y llegó el fin

Después de estos magníficos 15 meses en Molfetta me toca regresar a casa. Hay quien me pregunta si este tiempo ha sido suficiente, si me he cansado, si quisiera permanecer aquí más tiempo…Tengo que decir que tengo una mezcla de sentimientos. He alargado cuanto he podido mi estancia en esta pequeña ciudad, quería terminar la experiencia con estos voluntarios a los que aprecio y, por supuesto, quería volver a disfrutar de mis italianos. A diferencia del #ServiciodeVoluntariadoEuropeo, con el programa #SolidarityCorps he trabajado más, he tenido mayor responsabilidad aún trabajando en el mismo ámbito y, además, el volver me ha permitido escribir un nuevo proyecto con mis italianas y promover más este programa que tan feliz me ha hecho durante este tiempo. Me encanta trabajar con la gente, con los jóvenes y servir de ayuda.

La semana pasada se fueron ‘mis voluntarios’, aquellos con los que he compartido nueve meses, algunas de ellas fueron elegidas por mí y no me puedo quejar 🙂 Hemos vivido una experiencia maravillosa pero han dejado un vacío en Molfetta que no solo siento yo, sino tantas personas que les han conocido, con los que han trabajado, con los que han disfrutado… Echo de menos nuestra rutina, sí. Pero este mundo del Erasmus Plus es como un círculo, unos vienen y otros van. Hace tres meses llegaron otros cuatro voluntarios con los que he tenido la fortuna de compartir la casa (siempre en Paradiso, MI HOGAR!) y muchos momentos. Me acogieron en la que era mi casa sin conocerme (solo una de ellas me conocía) tras regresar de aquellas tres semanas que pasé en España deseando que el programa Solidarity Corps funcionase. Unos van, otros se quedan… Todos dejan huella…A algunos los volveré a ver, a otros, quizás la mayoría, no, pero lo vivido no me/nos lo quitará nadie.

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Pero El Servicio de Voluntariado Europeo no es solo entablar relación con los voluntarios sino con la gente local y aquí mis amigos italianos, como tantas veces he dicho, cobran una gran importancia. Desde que llegué, desde marzo de 2017 que los conocí, han estado presentes en mi vida, sobre todo ellas dos :). Un motivo de gran peso por el que quería volver, eran ellas. Aún nos quedaban (y nos siguen quedando) cosas por visitar pero jamás olvidaré cada salida, cada viaje, cada momento…Quizás no ha sido todo un camino de rosas en estos tres meses pero el apoyo de todos ellos ha estado siempre. Cuánto os voy a echar de menos…

Ahora me encuentro preparando la maleta, tengo mucha ropa y mucho que llevarme…Quisiera hacer como hice en febrero, dejar una maleta (la grande) en Paradiso, con la esperanza de volver…Pero esta vez, la despedida es diferente. En febrero estaba la posibilidad de volver…Esta vez quizás no me he esforzado tanto para buscar un trabajo y quedarme…pero tengo que decir que ahora no me quiero conformar con cualquier cosa. Me da pena dejar lo que dejo, parte de mí permanecerá en Molfetta. Toca volver, descansar, aclarar las ideas y volver a la búsqueda de trabajo…

Se cierra una etapa preciosa de mi vida, otra más que sumar al carro de la vida y solo puedo sentirme agradecida. Agradecida por todo lo aprendido, por haber descubierto un trabajo que me encanta, porque he conocido tantos lugares maravillosos de Italia y, por supuesto, su gastronomía, porque no olvidaré nunca cada momento vivido, cada sonrisa, cada lágrima, cada bienvenida y cada despedida. Una amiga siempre me dice que el lugar donde eres feliz lo hacen las personas. Cierto, lo confirmo. Magari pudiera llevarme a ciertas personitas conmigo y seguir creando proyectos juntas (donde sea)…Es difícil volver y no teneros presente en mi vida…Es inevitable que alguna lágrima caiga al pensar en esto… Ojalá cada abrazo durara eternamente…

Eh si, lo SVE, Erasmus Plus, Solidarity Corps, llámalo como quieras, una esperienza así en el extranjero claro que te cambia la vida. ¡Hasta siempre Molfetta!

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Inyección de felicidad

Molfetta me hace feliz

‘ El SVE te cambia la vida’… ¡y tanto! Lo confieso, la misma noche que llegué a Chiclana tras finalizar este maravilloso año en Molfetta como voluntaria, me compré el vuelo para volver. Había algunos (MUCHOS) cabos sueltos, dudas acerca de cómo volver a este lugar pero una cosa estaba clara, tenía/quería que volver. Ahora lo puedo decir con calma pero he estado irreconocible con tanta inestabilidad, tanta incertidumbre, tantas interrogaciones, con nervios…Y todo por pasar tres meses más en este pueblo que me tiene enamorada. Su gente es especial y de los voluntarios qué decir…Nunca había estado pensando hasta horas antes de tener el vuelo si cogerlo o no. Pero al final, ganó el optimismo (y también el riesgo). Sigue leyendo

L’inizio di una vita nuova

Molfetta.  (http://www.molfetta.ilfatto.net/index.php/in-citta/10856-molfetta-l-inizio-di-una-vita-nuova) Oggi vi proponiamo il racconto e l’esperienza di Cristina Reyes, giornalista e volontaria del Progetto ERASMUS +

“È difficile andare in un altro paese, iniziare una nuova vita da zero, lasciando dietro la propria famiglia, gli amici e praticamente, ma per chiari motivi non ci sono altre alternative che andare via e cercare fortuna altrove. Arrivano dall’Africa (Nigeria, Senegal, Ghana, Gambia, Costa d’Avorio, Libia, Somalia) e Asia (Afghanistan, Pakistan). Alcuni di loro partono per fuggire da guerre e persecuzioni o dalla miseria. Ognuno si porta una storia alle spalle che solo lui conosce, ma adesso prova a cambiare la propria vita.

Quindi alcune associazioni si preoccupano di sostenere queste persone che si sentono un po’ perse all’inizio e cercano di coinvolgerle nella vita sociale. Poi ci sono persone (insegnanti in pensione, volontari della Croce Rossa e giovani volontari del programma Erasmus+) con la voglia di insegnare loro la lingua e di rendere più facile la permanenza in Italia. E’ nato così il ‘laboratorio d’italiano’ presso Comitando. Il laboratorio nasce dalla volontà del forum Molfetta Accogliente di collaborare attivamente con il progetto Sprar (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), un progetto di seconda accoglienza per richiedenti e titolari di protezione internazionale istituito dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale e gestito dall’Anci (l’associazione dei Comuni italiani). Il Comune di Molfetta ha aderito alla rete Sprar lo scorso anno e attraverso un bando pubblico ha affidato la gestione del progetto alla Cooperativa Oasi 2 di Trani, di cui Gissi Luisa, laureata in Filosofia e con un master sull’Immigrazione, fa parte.

Gissi spiega che lo Sprar “è stato inizialmente predisposto per 25 persone, dal 1° gennaio le persone accolte saranno 30. Gli ospiti vivono in 5 appartamenti in diverse zone molto centrali della città. L’obiettivo finale è che ciascuno raggiunga la propria autonomia attraverso l’interazione con il territorio”. L’equipe di lavoro è formata da uno psicologo, un’assistente sociale, un educatore, un operatore legale, ecc… I servizi offerti comprendono l’assistenza primaria (vitto e alloggio) ma soprattutto l’orientamento (sanitario, formativo, scolastico, professionale, legale, ecc…).

Aggiunge,“Chi entra in uno Sprar ha già un documento, come richiedente asilo, rifugiato, titolare di protezione sussidiaria o umanitaria ma soprattutto ha già vissuto in Italia l’esperienza di un centro di prima accoglienza”. A seconda del caso questa esperienza può durare sei mesi o addirittura due anni, prima di poter accedere allo Sprar e passare dunque alla seconda accoglienza. Nel primo periodo fondamentalmente si attende l’esito della domanda di protezione internazionale.

“Qualcuno riesce a imparare un po’ l’italiano. Solo in seconda accoglienza si può accedere a percorsi formativi istituzionalizzati, tirocini, contratti di lavoro, contratti di affitto per un’autonomia abitativa legale”, afferma Luisa.

Molti degli immigrati hanno voglia d’imparare l’italiano perché sanno che, per cercare lavoro, questo è fondamentale. Così ci mostra Seckou, uno dei beneficiari molto impegnato nell’apprendimento della lingua, il quale ha sempre un sorriso sulla faccia. La motivazione non gli manca. Ma l’integrazione non è così facile come sembra, poiché molti arrivano senza sapere nulla della lingua Italiana o non sono scolarizzati, inoltre arrivano in un paese sconosciuto dove devono iniziare da zero. Quindi, la lingua non smette di essere una barriera anche se alcuni di loro riescono a parlare l’inglese o il francese oltre alla propria lingua madre. Un’altra difficoltà che si trovano ad affrontare è una sorta di razzismo, molti italiani capiscono la situazione ma “altri si fanno spaventare dal colore della pelle e vedono lo straniero come un nemico”, sottolinea Luisa. Per quanto riguarda l’integrazione, a Luisa non piace questa parola “perché sembra voler dire che loro arrivano e devono diventare come noi. Mi piace di più la parola interazione, che vuole dire che lo scambio è reciproco, è un rapporto tra persone che prescinde dalla nazionalità”.

Così, il laboratorio d’italiano gioca un doppio ruolo che vede l’incontro fra insegnanti italiani in pensione, immigrati ed altri volontari. E’ insieme che si crea uno spazio dove tutti sono benvenuti e possono condividere esperienze, imparando reciprocamente e conoscendo più a fondo il background di ognuno in un ambiente informale. Questo è un progetto che rafforza le competenze acquisite a scuola. Inoltre, aiuta a conoscere meglio le diverse culture e a cooperare tutti insieme.

Infine è importante evidenziare soprattutto il lavoro che questi volontari fanno senza ricevere nulla in cambio o forse tantissimo: la soddisfazione di accompagnare persone che lottano per un futuro migliore con la consapevolezza di aver lasciato una vita intera alle spalle”.

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Qué bonito nombre tienes felicidad…

La suma de causalidades te lleva al lugar justo donde estás ahora. Quizás una decisión que que pudiese no ser certera en un principio o que te ocasionaba alguna duda puede ser el principio de una nueva aventura, de una nueva microvida. Cómo me gusta esta palabra, ‘microvida’. Pero es que adoro esa incertidumbre, el miedo, las dudas, toda esa suma de sentimientos antes de embarcarte en la aventura…Si todo fuese tan fácil, ¿dónde estaría la emoción? Aunque elegir no es fácil, y hacer una cosa en lugar de otra te traerá muchas consecuencias, siendo optimista, normalmente, serán cosas buenas, pero también se dejan otras cosas atrás. No se puede estar en todos lados ni quererlo todo. Sigue leyendo

¿Fin del verano?

Realmente cada día es un viaje así que simplificar el verano en este post va a ser un poco difícil pero lo intentaré. El verano, como siempre, ha pasado volando y sí, digo ha pasado porque ya el tiempo está cambiando y cuando agosto dice adiós para mí el verano se ha marchado (aunque sé que seguirán viniendo días buenos).

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….te hace volver

Estos últimos días han tenido mucho éxito algunas fotos que he subido a Facebook de Salento…¡y no es para menos! Así que este post va dirigido a todas aquellas personas que quieran recorrerse el sur de Italia (o una bellísima parte). Así que, desde mi experiencia haré un recorrido por aquellos lugares visitados con mi compañera de viaje, mi hermana.

Cuando llegué a la bella Italia me decían que les hablara de mi tierra, de Andalucía y a mí se me llenaba la boca al hablar de mis playas, las playas de Cádiz y ¡cómo no! De La Barrosa, esa playa que enamora a todo turista que la pisa y a los que aquí vivimos. Había un eslogan que te decía ‘Chiclana te hace volver’, siempre hay que tirarse flores pero para mí es ‘La Barrosa la que te hace volver’. Pues lo que iba diciendo, me enorgullecía (y lo sigo haciendo) pero ahora, después de haber visitado ciertas playas del sur de Italia he de decir que soy una enamorada de ellas. Tenía en mi cabeza que las playas italianas son todas con rocas (nunca entenderé a la gente que se tira en ellas para tomar el sol…) pero poco a poco te vas adaptando a ellas y también descubriendo más sobre estos lugares tan maravillosos.

Antes de venir mi hermana ya había tenido la oportunidad de ir a alguna de estas playas(Punta Prosciutto) de las que voy a hablar pero fue en invierno, por lo que no tiene nada que ver , aunque ya en ese momento me dije ‘¡joder, parece que estoy en Cádiz!’. También había estado en Lecce, una ciudad preciosa a la que tenía que volver y llevar a mi hermana. Así que, al día siguiente de llegar a Molfetta hicimos las maletas y tomamos el tren para Lecce, una ciudad con un centro histórico precioso, donde por cada calle te encuentras algo de arte. Mi hermana se enamoró de esta ciudad. Además, lo bueno de este lugar es que tiene muy buenas conexiones con otras ciudades y magníficas playas. Es cierto que antes de emprender este viaje hicimos nuestras búsquedas por Internet para saber bien a qué playas ir y qué visitar. Todo salió redondo. Llegamos un viernes a media tarde y tras dejar nuestras cosas en un B&B que estaba muy bien situado, a 10 mins del centro (no digo el nombre, aún no me dan comisiones, pero no tengo problema en hacerlo por privado), nos dirigimos al centro. Foto aquí, foto allí y….teníamos que probarlo…Sí, teníamos que probar el ‘pasticciotto’, un dulce típico de allí relleno con crema aunque también puedes pedírtelo mitad con crema y mitad con nutella (yo lo prefiero así). La verdad es que no acertamos con este lugar pues había probado yo uno mejor en Bari, a pesar de que es la especialidad de Lecce (y unos días después hasta probaría otro en Molfetta que a mi hermana le encantó). 

Por la noche decidimos ir a cenar a un bar recomendado por algunas amigas italianas donde te ponen unos ‘puccias’ (bocatas) muy ricos. Tú puedes elegir qué añadir.  Todo un acierto. Posteriormente nos fuimos a tomarnos un ‘spritz’ y una ‘tenents’ a un pub un poco más ambientado para disfrutar de la música mientras nos poníamos al día de nuestras cosas.

A la mañana siguiente nos levantamos temprano para dirigirnos a….¡Gallipoli! También la parada estaba muy bien ubicada (a 12 mins de nuestro B&B). Justo al lado de la Cámara de Comercio. Allí tienes la opción de comprar los tickets en un puestecito que hay justo al lado de la parada o comprarlo en el propio autobús (un euro más caro). Las líneas 104 y 108 son las que  te llevan a Gallipoli (también a otros lugares) pero es recomendable tomar la 108 ya que llegas en una hora (con el otro tardas el doble). Nos aconsejaron bien.  

Y…tatatachán! Allí estábamos. Antes de visitar el centro histórico queríamos ir a la playa, ya que es lo más famoso de este lugar…Así que nos dispusimos a buscar el lungomare. ¡Qué maravilla! ¡Qué vistas! El agua cristalina, aquello parecía el paraíso. Podíamos habernos quedado allí mismo, en la zona de las rocas pero nos habían hablado de ‘Baia Verde’, así que muy valientes nosotras nos dispusimos a andar, andar, andar y a andar hasta dar con el sitio. Lo cierto es que podíamos habernos quedado en otras playas pues todas son maravillosas pero ya que nos la habían aconsejado queríamos llegar hasta el final (tras 3 kms a pie lo conseguimos). Una buena opción hubiese sido alquilar una bici, cosa que no hicimos, no lo pensamos bien, y estoy segura de que también tiene que haber otros transportes para llegar pero nosotras queríamos caminar (bajo unos 40 grados). El ‘paseo’ tuvo su recompensa. Tumbonas, ‘spritz’, postureo, snorkel, buena compañía. Eso es otra, nos hemos encontrado a gente (como solemos decir), ‘muy buena gente’, siempre con muy buena intención por ayudar y entablar un poco de conversación. Buenas vecinas de tumbonas. Y es que solo puedo tener buenas palabras para la gente que estoy conociendo del sur de Italia.

A una hora prudente decidimos  levantar el campamento e ir caminando hasta el centro, esta vez, conocedoras del camino, se nos hizo mucho más rápido. Además, hasta nos dimos un baño entre las rocas con una mujer que conocimos allí y con la que pasamos un buen rato hablando sobre nuestras vidas.  Después continuamos hasta el centro de la ciudad… ¡Precioso! Eso sí, muy turístico pero precioso. Calles llenas de tiendas, de bares, muchas opciones para poder sentarte un rato. Al final nos decidimos por un restaurante al que ya le había yo echado el ojo (pues vi a una pareja que estaba comiendo algo que no sabía bien qué era pero ‘se me antojó’).  Un vinito para cada una y…a comer tranquilas…No, no. Esto no es verdad. No fue tranquila la comida a pesar de que todo estaba delicioso pero teníamos muy poco tiempo ya que debíamos coger el autobús de las 22.18 y a las 21.30 aún estábamos allí decidiendo qué vino tomar (como si fuéramos unas expertas). Es cierto que había otro bus sobre las 00.00 pero como queremos hacerlo todo teníamos pensado después de este viaje salir por Lecce….y bueno, no es que el centro de Gallipoli esté muy cercano a la parada del autobús…Quizás tranquilamente puedes tardar una media hora pero nosotras lo hicimos en 10 mins corriendo.
A pesar de todo lo cogimos a tiempo, llegamos al hostal, nos duchamos, lo pensamos y…¡salimos! Descubrimos un lugar con muy buenos precios, chupitos a un euro y mojitos a dos. No se podía pedir más. Bueno sí, que nos invitaran, y así sucedió. Tras sentarnos y hablar tranquilamente con unos ‘nuevos y extraños amigos’ decidimos que ya era hora de dormir. La cama nos llamaba.

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Al día siguiente decidimos ir a Otranto (con acento en la o), otro lugar del que nos habían hablado maravillas. Tomamos la línea 106 y en una hora estábamos allí. En primer lugar nos decepcionamos al ver una pequeñísima playa, sabíamos que la playa de allí era pequeña, nos lo habían comentado pero aquello…Aquello nos decepcionó. Aun así, vimos que la gente seguía caminando con bolsas e indumentaria playera así que decidimos seguirles y…voilà! Encontramos lo que buscábamos. Esto era ya otra cosa. Que sí, con piedras pero el mar nos enamoró. Mi hermana disfrutó como una niña pequeña y yo también.

A una hora prudente el hambre nos llamó, hicimos un poco de turismo (demasiada calor!!! Pero es lo que hay si quieres viajar en verano y disfrutar de estos paisajes). Acabamos tomando una pizza en un restaurante y en contra de todo pronóstico con una botella de agua. Necesitábamos hidratarnos. Al acabar decidimos volver a la playa, teníamos que aprovechar y esta vez no teníamos demasiado tiempo ya que debíamos volver a tomar el bus, ir a Lecce y de allí coger el tren hacia Molfetta. Lo mejor era estar allí, refrescarnos y disfrutar de aquellas vistas. También tuve la oportunidad de ver a una amiga voluntaria de Lecce que había decidido venir este mismo día a Otranto, lo que me dio muchísima alegría.

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Sobre las 22.30 llegamos a Molfetta. La duración aproximada del trayecto Lecce-Molfetta es de dos horas y media y mi recomendación es hacer noche/s en Lecce por sus conexiones a otros lugares, además, la noche en Lecce también llama. Mi hermana y yo nos sentimos muy agradecidas por la gente conocida, por la colaboración de todos, recomendaciones y por las buenas conexiones de autobuses que existen desde el 1 de junio hasta el 30 de septiembre en Salento. Lo mejor es hacerse con un folletito de estos que te dan en el mismo stand que hay junto a la parada del autobús o entrar en la web www.salentoinbus.provincia.le.it y así organizar tus vacaciones.

Así se acababa el fin de semana, pocos días pero intensos, caminando y disfrutando, viendo y gozando de las maravillas de estas tierras. Salento….te hace volver…

Pero el viaje no acabó aquí, aún nos quedaban seis días por delante….Próximamente 😉

Partidas y llegadas

Hacía tiempo que no escribía en el blog así que va siendo hora de retomarlo y ponernos al día. Ya hace cuatro meses que llegué a esta pequeña ciudad llamada Molfetta (aunque a algunas no les guste que la llame pequeña). El tiempo pasa volando y el cúmulo de experiencias va sumando. Y yo, como siempre digo, no quiero que pasen los días.

Cuando llegué supe que venía con billete de ida, aún no tengo el de vuelta (sí temporal) pero sé que el definitivo llegará, aunque aún me quedan siete meses para seguir disfrutando de la bella Italia. Antes de venir sabía a lo que venía, sabía que era un proyecto con una duración determinada, sabía que esto sería como una burbuja en mi vida que me serviría para conocer a más personas pero también para seguir descubriéndome a mí misma y aprender. También era consciente de que conocer a tanta gente también supone decir ‘adiós’. Sí, ‘adiós’. ¡Cuánto odio esta palabra! De hecho, no la utilizo, el ‘ciao’ siempre me ha parecido más suave y el ‘hasta pronto’, incluso mejor (aunque una falacia la mayoría de las veces). El caso, cuando llegué sabía que conocería a gente de muchos países y que probablemente haría buenos amigos por estas tierras pero que cuando toque partir, también tocará derramar unas lágrimas y esto no lo llevo nada bien. Pensaba que el momento de la despedida solo tendría lugar en febrero de 2018, fecha en la que toca regresar pero no, algunos acontecimientos y contratiempos han hecho que tenga que decir adiós a más de uno. No contaba con ello.

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Cuando decides hacer un voluntariado lo haces por ti, piensas en lo que tú quieres hacer, dónde quieres ir, por qué haces este proyecto en tal sitio, qué estás buscando… Es la decisión de uno. Habrá expectativas y miedos (actividad que llevamos a cabo en cada intercambio de jóvenes), las primeras, probablemente, se superan, aunque puede pasar cualquier cosa, y los miedos quedan bastante atrás. Cuando estás fuera aprendes a valerte por ti mismo, aprendes a comunicarte en otro idioma

y descubres la importancia de los gestos, ya no te da tanto miedo viajar solo y te haces más independiente. Independiente sí. Empiezas a conocer a mucha gente (personas que luego te encuentras y no eres capaz de ubicar en un lugar), te suenan todas las caras y te preguntas mil veces dónde los has visto antes. Claro que siempre está el grupo de amigos con el que creas un vínculo mayor (en este caso italianos) y se  convierten en tus compañeros de viaje, con los que salir a cenar, bailar, ir a la playa, organizar cenas internacionales entre otras cosas. Aunque es verdad que, cuando estos compañeros no son voluntarios como tú, no podéis vivir lo mismo y los horarios también son diferentes. Cada cual tiene su vida y tú no puedes cambiar las suyas.

Hablaba de despedidas y es que, desde la primera semana que llegué me estoy despidiendo de gente. En primer lugar ocurrió con el Arrival Training (formación de llegada), donde pasé una semana extraordinaria, ¡qué drama cuando acabó! Después están los intercambios donde jóvenes de diversos países realizan una especie de convivencia durante una semana bajo un tópico (deporte, empleo, alimentación etc). Gracias a esto he conocido a personas de Bulgaria, Rumanía, Eslovenia, Eslovaquia, República Checa, Polonia, Francia, Alemania etc. Obviamente habrá lazos más fuertes con unos que con otros pero que me sigan llegando mensajes privados de algunos del intercambio que tuvo lugar hace un mes me llena de orgullo y satisfacción (como diría aquel rey). Tu cuerpo se va haciendo a las despedidas y sabes que en esto consiste salir fuera, en saber decir también ‘adiós’. Pero no solo están los intercambios, también están los voluntarios que empezaron antes que tú y que ya han acabado su proyecto…Otros vendrán y serán ellos los que me despidan a mí cuando toque. Así funciona. Partidas y llegadas.

Pero por ahora, la despedida más triste ha sido la de mi compañera de proyecto, piso y dormitorio. La convivencia hace mucho y cuando no te la esperas duele. Sobre todo, cuando sabes que no vas a volver a verla porque, como diría si estuviera en Chiclana ahora ‘no es que se haya ido a la Isla, sino a Rusia. ¡Upsss! Quién sabe, quizás algún día, como nos hemos escrito hoy, me de por ir a Moscú y ella esté allí. (Punto, punto, punto). 

He hablado más de una vez de esas personas que vienen y van, de las que se quedan un tiempo, hacen su papel en su vida y se marchan, la marcha no tiene que ser algo negativo, influyeron positivamente durante un tiempo en tu vida y así las recordarás pero ese era el papel que les tocaba jugar y pienso que este es el rol de la mayoría de las personas en nuestras vidas. Aportan, les aportas, pero el juego se ha terminado. También están las que vienen y no aportan nada, se van y solo dejan su rastro en tu facebook pero que con el tiempo, sabes que terminarás borrando, pues no te interesan más. Lo que no se puede hacer es prometer (yo por eso nunca lo hago, y quien me conoce, lo sabe). El futuro es incierto.

Sin embargo, a pesar de las despedidas, he de decir que me pesa más el conocer gente, conocer mundo, ya que conocer es aprender, y hago un guiño al nombre de mi blog. Y repito que aquí soy muy afortunada con las personas que he encontrado, con las de la asociación y con lo que rodea a la asociación, con mis italianos y con mi ucraniana. Pero es que además, se van creando vínculos de todo tipo; con el frutero que me saluda siempre haciendo referencia a mi nacionalidad, también el otro frutero que cada vez que me ve me pregunta dónde he ido el finde a bailar, los molfeteses que se extrañan de ver a personas extranjeras viviendo por aquí un año, el de la heladería San Marcos que siempre tiene una sonrisa en la cara y no duda en saludar, los del Pub Asterix que se extrañan cuando no me ven, aquella niña que acudía sola al supermercado y me miraba curiosa hasta que un día decidimos entablar una conversación y me presentó a su madre, las vecinas que al principio no confiaban demasiado y luego nos han dicho que están aquí para lo que haga falta, incluso me han llevado al trabajo en coche (lo cual tampoco hace falta porque vivo a 10 mins a pie), personas jubiladas que acuden como voluntarias para enseñar el idioma a inmigrantes (grupo al cual me he unido) y con los que me encuentro encantada, ellos siempre tienen una sonrisa y una muestra de cariño conmigo, tus ‘exalumnos’ que se alegran tantísimo al verte y un largo etc que va construyendo tu día a día. Además, como siempre digo, la gente de aquí ‘es muy buena gente’. Pequeños gestos que van haciendo de este lugar…mi casa 🙂 

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‘Alumnos que son un amor’

Hoy me he emocionado en un par de clases. En una de ellas algunos de los alumnos habían preparado presentaciones (en power point, otros este mural) sobre las costumbres en España, más concretamente en Andalucía y en Cádiz, que hace unas semanas yo les había contado.

La primera diapositiva de la primera presentación ya me hizo sonreír: ‘Esto es para ti’. Pero lo que no me esperaba es que al pasar la diapositiva comenzara a sonar mi canción preferida, ‘La Playa’. Por supuesto, me emocioné. Seguidamente también hablaban un poco de Cádiz y de Chiclana…La chica que había preparado esta presentación había elegido unas bonitas fotos de las playas de España, de La Barrosa…Están aprendiendo bien dónde hay que ir de vacaciones… Además, la chica se había tomado la molestia de buscar más curiosidades sobre los andaluces, me tuve que reír con algunas de las cosas que había escrito, que son ciertas, por cierto. Explicó cómo nos comemos algunas letras, que alzamos un poco más la voz cuando hablamos, entre otras cosas. Además, terminó diciéndome que le gustaba mucho La Oreja de Van Gogh.

Después vendrían otras presentaciones donde también hablablan sobre el flamenco, las tapas, las playas, sobre Cádiz, Chiclana, la Semana Santa… Y, de nuevo, de fondo una canción del nuevo disco de La Oreja de Van Gogh… Sabían cómo tocar mi corazoncito… 🙂 Habían entendido el mensaje. Luego presentaron este mural que me han regalado donde tampoco podía faltar mi grupo de música ^^. Posteriormente les enseñé yo una presentación sobre qué es ir de tapas en Andalucía. Parecían curiosos sobre el asunto.
Al final de la clase les agradecí el esfuerzo y el tiempo que habían invertido en sus trabajos. Ha sido una clase muy muy especial para mí. Además, me di cuenta de que, entre tantas presentaciones, nadie había mencionado ‘las corridas de toro’ (yo les había hablado de ellas en la primera clase, ya que forma parte de la tradición española quiera o no), pero les agradecí que no lo hubiesen mencionado. Entonces, algunos de los alumnos contestaron que sabían que a mí no me gustaba y a la otra profesora tampoco y habían decidido obviarlo. A ellos tampoco les gusta. Así que me voy sintiendo satisfecha al ver que asocian España con más cosas, ya que, como he vuelto a repetir en clase, en mi país tenemos una cultura muy rica.

Por otra parte, hoy he conocido una clase nueva que me ha enamorado. Igual que hay clases o, mejor dicho, algunos alumnos más revoltosos que no prestan atención, de esta clase (y de la anterior citada) puedo decir de manera generalizada que son un encanto. Desde el principio preguntando, curiosos de mi vida, de mi país…Y cuál fue mi sorpresa cuando al sonar el timbre escuché un ‘ooohh no, queremos seguir con el español’. Son situaciones que te hacen sentir bien. Me tenía que marchar, aunque me hubiese quedado mucho más tiempo con ellos. Además, un grupo se acercó a mí antes de irme para preguntarme si el sábado podía ir con ellos de excursión…

¡Estos niños son un regalo!